Ricordati di santificare le feste

C’è una stanza uguale alle altre, un reparto come tanti, in un ospedale qualsiasi.
Nella stanza i toni sono azzurri e verde acqua. Un letto, un comodino, un armadio. Il bagno, un tavolino con una sedia. I comandi delle luci, il pulsante per chiamare l’infermiera.
Niente di diverso da altri luoghi simili.
Dalla finestra una bellissima giornata estiva, alberi verdi, un prato dipinto, pazienti che passeggiano.
Sdraiata sotto le lenzuola, una donna.
Oggi è il suo compleanno, è terrorizzata e vorrebbe solo morire.
Un anno prima, lo stesso giorno come oggi, la stessa donna voleva solo vivere e divertirsi, ma ha imparato in fretta come cambiano le cose. Ha davanti a sé tanti altri giorni come questo, che lei non riesce più a chiamare “festa” senza aver voglia di urlare.
L’ultima volta che lo ha fatto, il mondo per lei è scivolato verso l’inferno, e non ha più smesso.
Ricordi. Flash.
Il prato dietro casa di suo fratello.
Le panche e i tavoli preparati.
Profumo di carne alla griglia.
Catene luminose appese agli alberi, voci, risate e allegria.
Va tutto bene.
Gli amici arrivano passando dal cancello sulla strada, lentamente, il sole rosso alle loro spalle li circonda di luce.
Poi tutto cambia.
Flash.
La torta sul tavolo al centro, le persone tutte intorno, lei raggiante circondata d’affetto, pronta a tagliarla.
Dietro di lei qualcuno inciampa, forse è colpa del prosecco.
Attimi di confusione, troppe spinte, qualcuno si aggrappa.
Cade.
La torta. Le candeline. Cade.
Gli occhi. Dio!! I miei occhi!! Dio!! Il dolore.
Flash.
I medici sono fiduciosi, il destro è ok.
Il sinistro forse le permetterà di vedere delle ombre. È stata fortunata, le candele si erano già spente.
Flash.
Sei mesi dopo. San Valentino.
Finalmente fuori dall’ospedale, cena romantica a casa, nessuna voglia di uscire.
Situazione perfetta, sushi, divano, niente candele. Ottimo prosecco, ottimo cibo.
La notte arriva e scorre su di loro, e loro scivolano su di lei aggrappati, alla luce della luna, mai stanchi.
Flash.
Risveglio tragico, il mattino arriva e porta dolore, imbarazzo e paura. Qualcosa non va, qualcosa non è andato.
Ambulanza. Lui seduto al suo fianco, lei nel delirio, male, Dio, che male, Dio!!!
Flash.
Anche stavolta è stata fortunata. Dicono.
La perforazione gastrica da Anisakis è rara, ma l’operazione è andata bene.
L’ulcera potrà tenerla sotto controllo con le terapie. In tanti ci convivono.
Flash.
Primo maggio. Una fantastica giornata di sole. A casa dei genitori, in campagna.
Un weekend perfetto. Cugini, nipoti, la famiglia a circondarla di affetto.
La sera porta profumi di erba tagliata, di brace. Vino e amore.
Niente pesce crudo, grandi piatti di riso, e verdure, e carni. Aromi della sua infanzia.
Lei si sazia con poco. Deve. Ma va bene così. È anche dimagrita.
A notte arriva lui, finalmente si unirà alla compagnia, libero dalla città.
Lo aspettano tutti. Lei più di tutti, il suo sorriso brilla.
Buio. Brace di sigaretta, la sterrata che porta alla cascina ancora deserta.
Poi una luce, i fari, si avvicinano. Eccolo!
Si stringe nello scialle, gli corre incontro.
Non importa se gli occhi non l’assistono. Sta arrivando. Forse…
Come mai corre così? Avrà fretta di me…
Piano amore, non correre, sono qui, mi vedi? sono q…
Flash.
Buio. La strada, ruvida sotto le mani. Pietre. Guance graffiate. Sapore di sangue.
Voci, urla, chiamate il 118!
Mani che la toccano, la girano.
Dolore!!! Fermifermifermi!!! Dolore!!
Le gambe. Dio!! Le gambe!! AiutoDiolegambefannomale!!!!!!
Flash!
Solo due mesi. I medici sono entusiasti. Due mesi. L’anca nuova, il ginocchio. Ottima capacità di guarigione, riabilitazione quasi indolore. Certo, anca destra e ginocchio sinistro, il deambulatore, poi il bastone. Ma col tempo, potrebbe non servire più.
Ma cammina. È in piedi. Non è stupendo!
Flash.
Due giorni prima. Finalmente la laurea. Attraverso mille dolori, il sentiero delle incognite finalmente termina.
Brava!! Ci sei riuscita!!
Serata con le amiche e compagne di corso.
Niente può andare storto. Niente.
Aperitivo, tutto bene. Cena, tutto bene. Bicchiere della staffa, tutto bene.
Ciao, grazie ancora, brava, brave voi, brave tutte. Tutto a posto.
Taxi. Casa. Portone. Chiavi. Hector.
Mentre lei entra lui esce, il guinzaglio sfugge. Hector la sente. Hector la vede. Hector la attacca, manca un perché ma non serve. Istinto di conservazione, braccia alzate, No! Fermo!!
Flash.
Nervi e tendini a posto, dicono. Le fratture si sistemeranno, i tutori esterni sul polso. È quasi ora degli antidolorifici, grazie a Dio.
Se fosse stata la sinistra sarebbe stato peggio, dicono.
Lei aspetta. Fra poco la porta si aprirà, lo sa. Non importa che sia lì, in ospedale. È il suo compleanno. Qualcosa succederà. Il sudore sul collo. Stanno arrivando. Non può più farcela. Non un’altra volta…
Mentre la porta si apre, piede sul davanzale.
Tanti auguri!!
Basta!
Giù…

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