Non avrai altro Dio all’infuori di me

Guarda a destra. Guarda a sinistra. Sistema lo zaino, non deve cadere.
Attraversa. SCAPPA!
Tre ti sono sempre dietro ma ti preoccupano gli altri due, hanno raggiunto il cancello della scuola e ti aspettano. Sono calmi, fingono di non essere interessati a te.
Non te ne frega un cazzo, oggi la dentro non puoi entrare, quelli sono bravissimi a prenderti e a portarti da qualche parte senza che nessuno adulto ti aiuti. Non serve urlare, siete bambini che giocano. Preferiscono pensarla così, anche se poi si riempiono la bocca di parole come bullismo, branco, soggetti dominanti…
No, oggi la dentro non puoi proprio entrare. Al cancello ti infili nella massa, chi entra, chi esce, chi fa lo scemo, chi lo è davvero. Tiri dritto, sbuchi dall’altra parte della folla, SCAPPI.
Giri l’angolo, li vedi fermi tutti e 5, ti vedono, ma non possono seguirti, vengono ingoiati, è tardi. Sei salvo, oggi. Domani sarà come oggi, non ti potrà andare sempre bene. Ti beccheranno, pensi, mentre sali sulle mura scalciando ghiaia, incazzato col mondo.
Giri intorno al chiosco chiuso, le mani in tasca, ti siedi spalle alla porta posteriore, incastrato fra il bidone della carta e quello del vetro. Sei invisibile, sei solo, sei perso.
Quelli come te non hanno speranza, lo sai, hai imparato, non c’è un motivo preciso, ti prendono di mira, ti uccidono lentamente e tu non puoi farci niente. Non importa quanto sei alto, di che colore sei, come ti vesti. Ti odiano. E tu soffri.
Ti guardi intorno, fra te ed il muretto dei bastioni c’è erba giallastra, pezzi di stagnola, cannucce schiacciate. Spazzatura. In mezzo luccica una bottiglia inclinata, mezza piena. Verde scuro, tonda, un colletto dorato sul collo, il tappo sembra un minuscolo ananas. È bella e la afferri, la voglia di toccarla, aprirla.
L’odore del contenuto è aspro ma sa di cose vecchie e dolci, hai solo 12 anni ma ti sfiorano i ricordi, quelli belli. Mamma. Estate. Mare. La torta di compleanno.
Assaggi. Oggi non pensi, ingoi un sorso di consolazione, speri che sciolga il nodo in fondo al petto.
Non potrai mai dire che gusto ha, un lampo di luce e il mondo diventa verde, chiudi gli occhi e li riapri, il verde ha un sapore, è nella tua bocca, sembra uscire dal naso come fumo.
No, non SEMBRA. Un filo di vapore si spande mentre espiri. Si addensa, cresce, ruota. Davanti a te una faccia si forma, che ti sorride e ti strizza l’occhio. Vedi attraverso di lei, il muro, gli alberi. Sai che la parola è “eterea”.
“Hai un minuto per un desiderio” dice, la voce vecchissima e da bambino “dillo a voce alta. Credici e sarà. Ma ricorda, l’universo è equilibrio, e ogni desiderio ha un prezzo”.
Dentro di te batte un cuore bambino che si sta asciugando in fretta, ma adesso sei solo stupore e speranza, ti luccicano gli occhi, pensi, VUOI CREDERE che forse ci può essere una speranza.
Gli adulti hanno già tutto, questo è quel che credi, ed è per questo che chiederebbero più soldi, più successo, più potere. Tu hai deciso, chiederai di essere amato.
Da tutti, a prescindere, hai bisogno di amore, e non t’importa quanto ti costerà.
Tu vuoi che IL MONDO TI VOGLIA BENE.
Il volto ti guarda e dice “e sia, il tuo desiderio adesso È. Accettane le conseguenze”. E svanisce, ridiventa fil di fumo, è di nuovo dentro di te.
Lampo, battito di ciglia, la bottiglia vuota in grembo. È finita? È mai successo qualcosa?
Ti rialzi, spazzoli il fondo dei maledetti jeans, di un colore che detesti.
Prendi l’odiata strada di casa, fra antipatici passanti troppo brutti, troppo invadenti, rumorosi e insopportabili.
Davanti a scuola incroci i 5, ti stanno aspettando, bastardi, lasciatemi in pace!, ma mentre passi ti salutano con gioia, sono contenti di vederti, ti vogliono bene e non vedono l’ora di fartelo capire.
Da te non ricevono che un’occhiata feroce e di disprezzo, non gli permetti di esserti amici, il loro affetto per te lo lasci a morire lì sul marciapiede.
Quando arrivi tua madre ti aspetta a braccia aperte, sorride come un sole in inverno.
“Ti amo” dice, non pronuncia altro. “Ti amo”. Non spreca altre parole, ti dona solo tre lettere, immense.
Fai finta di non vederla e sali di sopra, il suo sorriso che muore ne accende uno sul tuo viso.
Nella tua stanza le solite cazzate, fumetti di supereroi banali, poster di cantanti falliti, vestiti vecchi, un mondo odioso compresso fra 4 mura, identico a quello là fuori dalla stupida finestra.
Non riesce ad amare niente, ha smesso di apprezzare, di ammirare, non si lascia più toccare il cuore. Ecco il prezzo che ha pagato.
Il modo migliore per accettare il fatto di non essere mai stato in grado di percepire l’amore che lo circonda e che lo ha sempre circondato. Adesso odia tutti.
Ha ottenuto quel che voleva…

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